Un’altra visione è possibile Immagine di apertura del progetto
2 aprile · Progetto speciale

UN’ALTRA VISIONE È POSSIBILE!

Un progetto che intreccia intelligenza artificiale e visioni nello spettro per raccontare il mondo in modo nuovo: una pubblicità realizzata insieme a una persona nello spettro.

Una parte “invisibile” dell’AI nella pubblicità esiste da oltre un decennio. Quello che è davvero nuovo (dal 2022 circa in poi) è l’uso dell’AI generativa in grado di creare in automatico testi pubblicitari o immagini e video generati da zero. Strumenti come ChatGPT hanno reso l’AI accessibile anche a creativi, agenzie e piccole aziende, non solo ai grandi colossi tech. Quello che ha allora stimolato la nostra curiosità è stato il desiderio di far dialogare l’AI con una persona neurodivergente e dare ad entrambi la possibilità di parlare di autismo. Quale migliore occasione del mese di aprile per chiedere che questa pubblicità girasse su Roma?

Cosi abbiamo chiamato Vittorio Montagnese e glielo abbiamo proposto….la sua risposta è sulla cartellonistica stradale di Roma.

Chi è Vittorio

Una voce che cambia il modo in cui l’autismo viene ascoltato

Vittorio ha 21 anni e una diagnosi di autismo ricevuta quando ne aveva 4. All’epoca dissero che probabilmente non avrebbe mai parlato. Oggi, invece, la sua voce è diventata il suo modo di stare nel mondo. Studia alla Roma Film Academy e il suo percorso è già fatto di esperienze che ruotano tutte intorno a ciò che un tempo sembrava impossibile: la voce. Lavora in radio, nel teatro, nel doppiaggio. Non solo per esprimersi, ma per dare spazio anche a chi, come lui, spesso viene raccontato dagli altri.

Ama la musica e suona la batteria. Ha una passione profonda per la storia dell’arte e per la geografia, mondi che esplora con attenzione e sensibilità. Vittorio è un ragazzo serio, con un forte senso del dovere. Relazionarsi per lui non è semplice, e questa fatica è reale. Ma non lo definisce. Quello che lo definisce è la sua determinazione silenziosa, la sua coerenza, e la scelta quotidiana di esserci, a modo suo. In questo progetto Vittorio usa la sua voce non solo per parlare. Ma per cambiare il modo in cui l’autismo viene ascoltato.

Come è nata la pubblicità

Dall’AI al dialogo autentico

L’AI sulla base di quello che Vittorio ha raccontato della sua infanzia e di quello che lui pensa dell’autismo (prompt) ha proposto inizialmente ben 4 immagini:

Prima immagine proposta dall'AI
Seconda immagine proposta dall'AI
Terza immagine proposta dall'AI
Quarta immagine proposta dall'AI

La prima sera in cui ci siamo incontrati per permettere a Vittorio di analizzare le immagini ed iniziare a dialogare con l’AI per perfezionarle la porteremo per sempre nel cuore. Impossibile dimenticare con quanta fermezza Vittorio ha scelto l’immagine del bambino che mette in fila le macchinine…quell’immagine che notoriamente fa tremare qualsiasi genitore ne abbia memoria. La seconda scelta è ricaduta sul “ragazzo che guarda altrove”…quell’aggancio visivo che sin dall’inizio a terapia si cerca di costruire con fatica e speranza infinita.

Da queste due immagini iniziano dei dialoghi di Vittorio con l’AI di cui dobbiamo per forza raccontarvi il contenuto…e lo faremo riportando esattamente cosa Vittorio piano piano sottolineò in quelle immagini.
“NON MI SENTO STRANO. Strano è arrendo come termine da riferire ad una persona.”
“come titolo non metterei distratto, inserirei ascolta e pensa, non distratto perché sembra quasi che non gli importi nulla di quello che dice l’altro ragazzo. Oppure fa fatica a tenere gli occhi su di lui ma sa ascoltare l’altro. L’ascolto per una persona autistica è un punto di forza perché ricorda quello che dice l’altra persona. Io ascolto anche se non ti sto guardando. Molte volte non guardare aiuta perché ti aiuta ad elaborare quello che si ascolta.”
“nel bambino che mette in fila…faccio vedere il mio mondo quello che ho creato. La potenza è che io ho il mio mondo e possono entrare tutti a guardarlo, non giudicandolo però. é un modo di pensare e di mettere in ordine i miei pensieri e tutto quello che posseggo.”
“sarebbe bello che i bambini non stessero di spalle mentre lui mette in fila…ma lo guardassero perche ha molto da dire con quel gioco. Ha molto da raccontare e forse anche loro hanno molto da imparare da quell’ordine”
Le parole di Vittorio

Nessuno è davvero “strano”

Le parole di Vittorio devono farci riflettere. Perché l ’etimologia della parola STRANO non era negativa: deriva dal latino extraneus, che significa “estraneo”, “che viene da fuori”. L’uso quotidiano ha cambiato il tono e nel linguaggio di tutti i giorni, però, “strano” viene spesso associato a idee come: anormale, bizzarro o non appropriato. Forse Vittorio ha ragione: non esistono persone “strane”. Esistono persone, ognuna con i propri tratti, i propri modi, la propria sensibilità. E la diversità non è qualcosa da segnalare con un’etichetta: è semplicemente umana. Quello che Vittorio probabilmente voleva dire è molto profondo.: se tutti abbiamo tratti diversi, allora nessuno è davvero “strano”. Semplicemente ognuno ha il proprio modo di essere.

L’autismo è un disturbo complesso che merita molta attenzione ma soprattutto merita consapevolezza.

L’immagine finale

Uno sguardo che accoglie

Ed è stato cosi…che tutti abbiamo piano piano capito che Vittorio guardava solo l’immagine con il bambino che metteva in fila…quell’immagine cosi stereotipata per noi era invece cosi naturale per lui. Su quella immagine aveva molto da dire…e piano piano prendeva forma: i bambini sullo sfondo si giravano e guardavano il bambino che semplicemente stava mostrando loro il suo mondo…senza giudizi né pregiudizi. Ma soprattutto senza che vi fosse nulla di strano.

Immagine finale del progetto

Un enorme grazie

Un enorme GRAZIE va a chi, con generosità e senza chiedere nulla in cambio, ha reso possibile che Roma si colorasse di blu e desse voce all’autismo. Grazie ad Oberdan e alla sua splendida famiglia: non abbiamo nemmeno dovuto chiedere che il loro “prepotente” CI SIAMO è arrivato forte e chiaro: “perché dobbiamo unirci per creare una società migliore più inclusiva ed accogliente per tutti” fu la risposta. GRAZIE DI CUORE…

Ringraziamo anche la Gioralista Mariapia Ebreo. L’idea di dar voce all’autismo è stata sua tanto quella di farlo con l’aiuto dell’AI. Grazie per il tempo dedicato affinché questo progetto prendesse forma nonostante le difficoltà anche di comunicazioni fra mondi così diversi. Grazie perché la tua professionalità messa al servizio di una associazione ha consentito di creare una vera opera d’arte dove a parlare con immagini parole slogan fosse proprio una persona nello spettro!